Secondaria 1° grado

Il pianto che non si vede

Cittadinanza digitale Inclusione Collaborazione Emozioni Consapevolezza e responsabilità Cyberbullismo - bullismo
durata 60  min

Materia

Educazione Civica
Area Umanistico-Letteraria

Competenze chiave

Comunicazione nella madrelingua
Competenza digitale
Imparare a imparare
Competenze sociali e civiche

Punto/i del Manifesto della comunicazione non ostile

03. Le parole danno forma al pensiero
06. Le parole hanno conseguenze
10. Anche il silenzio comunica

Descrizione dell'argomento

Imparare a comunicare, riflettere sulle conseguenze delle proprie parole: il pianto che non si vede!


Domande fondamentali

• Quanto male possono fare le parole (e le immagini) che affido alla Rete?


• Può il silenzio interrompere una catena di parole inutili, superficiali o addirittura dannose?


• Come posso costruire ponti per aiutare chi è rimasto/a “intrappolato/a nella rete”?


Materiali e Fonti

Il Manifesto della comunicazione non ostile

Video “Anno Uno - La storia di Carolina Picchio”

“La storia di Carolina”, disponibile sulla pagina Facebook di Massimo Gramellini

Poesia “Sono una creatura” di Giuseppe Ungaretti.

Svolgimento dell'attività

 Introduzione (25 minuti)


L’insegnante introduce il tema della scheda, ovvero fatti concreti, volti, storie, silenziose urla di dolore nella rete, attraverso l’ascolto o lettura della storia di Carolina Picchio. Promuove altresì un momento di silenzio per lasciare spazio alla riflessione individuale, guidata dalle seguenti domande:


Mi è capitato di usare e/o condividere parole o immagini che hanno o potrebbero aver fatto soffrire qualcuno/a? Ci sono volti e storie che conosco e che mi fanno intuire urla silenziose di dolore nella rete? Quali emozioni e riflessioni ha risvegliato in me la storia di Carolina? (annoto i miei pensieri in silenzio, anche in ordine sparso, sul quaderno; liberamente ne condivido qualcuno).


Attività (35 minuti)


L’insegnante, successivamente, invita la classe a fermarsi, riflettere, provare a capire gli stati d’animo mediante la lettura e la comprensione della poesia di Ungaretti “Sono una creatura”. Dopo aver letto il testo almeno due volte, si proporrà una breve contestualizzazione e attualizzazione del testo alla luce delle seguenti domande:


• Che cos’è, nella Rete, “il mio pianto che non si vede”? Come posso imparare a… vederlo?


• Che cosa esprime ciascun aggettivo utilizzato dal poeta nella prima strofa, se riferito allo stato d’animo di chi è rimasto/a intrappolato/a nella rete?


• Che cosa significa che le parole (e immagini) che condivido sulla rete possono portare la morte o la vita (“La morte si sconta vivendo”)?


• Ripensando ai principi 10 e 5 del “Manifesto”, quando è opportuno scegliere il silenzio? E con quali parole, d’altra parte, posso costruire una rete di salvezza per chi è in difficoltà?


Ulteriori attività di approfondimento

Su una bacheca virtuale (per esempio un padlet di classe) si potrebbe chiedere alla classe di scrivere dei post rivolti a chi, in questo momento, è intrappolato/a nella rete per mettere in circolo e diffondere la pratica delle parole “con stile” e costruire una rete di salvataggio preventiva per chi è in difficoltà.


Chi ha già lavorato in classe con questa attività

In questa sezione troverai le esperienze di chi ha lavorato con l'attività proposta attraverso un racconto di foto e video! Prendi spunto, fatti un'idea e se vuoi condividi la tua esperienza con gli altri raccontando com'è andata (se trovi la sezione vuota, apri le danze ;) )