Infanzia

Come ti senti quando ti parlo?

Consapevolezza e responsabilità Cittadinanza digitale Cyberbullismo Emozioni

Le parole che uso hanno delle conseguenze: talvolta sorrisi, talvolta musi lunghi.

durata 140  min

Materia

Educazione Civica

Competenze chiave

Comunicazione nella madrelingua
Imparare a imparare
Competenze sociali e civiche
Consapevolezza ed espressione culturale

Punto/i del Manifesto della comunicazione non ostile

06. Le parole hanno conseguenze

Domande fondamentali

• È difficile stare insieme senza litigare?


• Cosa si può fare per imparare a rispettarsi?


• Potrei vivere senza gli altri?


Materiali e Fonti

Il Manifesto della comunicazione non ostile per l'infanzia

Parole appuntite, parole piumate. Giulio Coniglio

“Urlo di mamma” di Jutta Bauer, traduzione di Daniela Gamba, Nord-Sud Edizioni.

- Fogli e pennarelli colorati;
- Un mazzo di carte precedentemente preparate raffiguranti diverse emozioni o sentimenti;
- Un foglio che raffigura le stesse emozioni.

Svolgimento dell'attività

Introduzione (10 minuti)


 


L’insegnante invita bambine e bambini a sedersi in cerchio e introduce l’argomento, con l’aiuto del principio 6 del Manifesto della comunicazione non ostile per l’infanzia.


Inizia quindi a porre alcune domande, per capire se allievi e allieve conoscano la parola conseguenza e sappiano cosa voglia dire.


Dopo aver ascoltato le risposte, le integrerà con una breve definizione: la conseguenza è quello che succede dopo che abbiamo fatto qualcosa.


Si sollecitano così bambini e bambine a pensare a degli esempi, partendo da alcuni suggerimenti, come “se piove e ci dimentichiamo a casa l’ombrello, la conseguenza è che ci bagniamo!”.


 


Parte 1 (60 minuti)


Le conseguenze di ciò che facciamo possono riguardare anche le persone.  Se, ad esempio, diamo uno spintone al fratellino o alla sorellina, può cadere e farsi male e non avrà più molta voglia di giocare.


La stessa cosa succede con le parole: quello che diciamo può avere delle conseguenze e fare male agli altri, come la pioggia che ci bagna se non abbiamo l’ombrello.


È uguale anche nel mondo di Internet: persino lì le parole brutte hanno conseguenze e fanno stare male le persone che le ascoltano o le leggono. A questo punto l’insegnante introduce il tema delle prepotenze e del bullismo. Bulli e bulle sono persone che si comportano da prepotenti: fanno dispetti, trattano male gli altri o addirittura picchiano, prendono in giro e dicono cose cattive, oppure escludono gli altri dai giochi. Di conseguenza, chi viene preso di mira si sente triste, si spaventa, pensa di non avere amici e di essere solo/a. L’insegnante ragionerà con la classe su che cosa è possibile fare per evitare di essere prepotenti e per capire se intorno a noi ci sono persone che si comportano male. Se ci si accorge che qualcuno/a si comporta male, non bisogna fare lo stesso oppure ridere! Chi viene preso in giro non è sicuramente felice.


Ciò che può essere più utile fare invece è aiutare chi è in difficoltà, chiedendo come si sente, dicendo a chi si sta comportando male che l’altra persona è triste e che deve smetterla.


Infine bisogna ricordarsi che, se qualcuno/a ha dei comportamenti prepotenti, è utile raccontarlo ad un adulto di cui si ha fiducia: saprà come aiutarci!


L’insegnante chiede così a ogni bambino/a di pensare ad un adulto a cui potrebbe chiedere aiuto in caso di difficoltà sua o di qualcun altro/a.


A questo punto si dà il via all’attività. Ogni bambino/a divide in due un foglio: in un’area disegnerà una situazione in cui qualcuno/a viene preso in giro, con gesti e parole che non fanno stare bene, mentre nella seconda parte del foglio si rappresenterà in che modo qualcuno/a avrebbe potuto aiutare chi subisce prepotenze, oppure che cosa avrebbe potuto fare.


Successivamente, ogni bambino/a racconterà il proprio disegno e l’insegnante avrà cura di verificare se l’adulto raffigurato è lo stesso nominato nella fase precedente dell’attività o se si tratta di un’altra persona.


 


Parte 2 (60 minuti)


L’insegnante, riprendendo l’attività della parte 1, chiede a bambini e bambine se conoscono la differenza fra scherzo innocuo e offesa.


In amicizia capita di farsi degli scherzi, è divertente!


Quando le persone di cui ci fidiamo ci fanno uno scherzo, o magari ci chiamano in un modo buffo, ridiamo anche noi.


Ecco il segreto dello scherzo: ridere insieme, nessuno/a si offende o diventa triste.  C’è anche un trucco che ci aiuta a capire se, quando siamo noi a scherzare, le nostre parole possono essere appuntite e fare del male a chi le riceve: possiamo chiederci come ci sentiremmo se capitasse a noi, cosa proveremmo se ci dicessero queste parole.


È un esercizio molto facile: ci si può provare insieme!


È un bellissimo allenamento, che ci aiuta a capire come si sentono gli altri. A questo punto viene proposta la missione di quest’attività: bambini e bambine saranno invitati a trasformarsi in giornalisti e giornaliste, per realizzare delle interviste! Può essere utile fare un po’ di “riscaldamento”: a tale scopo, ci si dispone in cerchio e l’insegnante utilizza un mazzo di carte (precedentemente preparato) che raffigura le diverse emozioni.


Ciascuno/a pesca una carta e racconta quando ha provato l’emozione raffigurata: “Sono felice quando…; sono arrabbiato/a se…; sono triste quando…; ho paura quando …”Dopo aver risposto, avviene la trasformazione in giornalista: si rivolge quindi la stessa domanda a un/una compagno/a a scelta: “E tu NOME quando sei felice/hai paura/…?”


 


Conclusione (10 minuti)


L’insegnante porta a conclusione l’attività, incoraggiando tutti/e a divertirsi nel proseguire le interviste (non solo a scuola!). Nei giorni successivi, chiederà com’è andata: hanno scoperto qualcosa di nuovo sulle persone intervistate? Che emozioni provano le persone che hanno risposto alle loro domande? Ci sono delle differenze nelle risposte date e ascoltate?


Ulteriori attività di approfondimento

Si possono introdurre le attività di questa tappa con la lettura di un libro a tema, come ad esempio “Urlo di mamma”. L’ultima attività può essere proseguita a casa. L’insegnante renderà disponibile il mazzo di carte usato nell’attività per far continuare le interviste a mamma, papà, sorelle, fratelli…E’ importante però che giornalisti e giornalista chiedano, prima di iniziare, se hanno voglia di rispondere! Il consenso è necessario. Anche questo serve per esercitarsi con le parole piumate. “Sto facendo il giornalista/la giornalista delle parole e dei sentimenti per la scuola e sarei felice se tu rispondessi ad alcune domande. Ti va di passare un po’ di tempo insieme a me e di rispondere a queste domande?”.Si può suggerire di fare anche un’intervista telefonica a qualcuno/a che non vedono da un po’ di tempo. È importante che i bambini e le bambine si sentano calati nel ruolo e nella neutralità del giornalista, quindi va sottolineato che bisogna ascoltare con attenzione, annotare tutto e non commentare ciò che viene detto.


Chi ha già lavorato in classe con questa attività

In questa sezione troverai le esperienze di chi ha lavorato con l'attività proposta attraverso un racconto di foto e video! Prendi spunto, fatti un'idea e se vuoi condividi la tua esperienza con gli altri raccontando com'è andata (se trovi la sezione vuota, apri le danze ;) )